Alberto Manzi è stato Socialista è stato per tutta la sua vita un simpatizzante, poi attivista e poi dirigente politico SOCIALISTA . Disobbedire gli costò il posto. Era il 1981 quando il maestro Manzi si rifiutò di redigere le “schede di valutazione” per i ragazzi della sua classe. Perché non poteva bollare un ragazzo con un giudizio, dato che quel ragazzo cambia, si evolve nel tempo. E “marchiarlo” sarebbe stato un rischio per il suo futuro. Lo cacciarono da scuola, per questo. Nonostante gli enormi meriti che aveva, primo tra tutti aver alfabetizzato centinaia di migliaia di persone con il suo “Non è mai troppo tardi”. Se ne fregarono e gli tolsero persino lo stipendio. Lo scandalo fu però così grande che l’anno successivo dal Ministero gli chiesero di tornare e di convincersi ad adottare quelle schede. Lui, che aveva sempre avuto un gran senso dell’ironia, accettò e si fece fare un timbro ad hoc con cui bollava tutte le schede dei suoi ragazzi alla stessa maniera: “Fa quello che può, non fa che non può”. Quando dal Ministero protestarono per quel timbro, lui rispose: “non c’è problema, posso scriverlo anche a penna”. Alberto Manzi era questo. Intelligente, sensibile, arguto. Uomo straordinario, nel vero senso della parola. Si spegneva oggi, il 4 dicembre, dopo una vita di lotta e di impegno. Ricordarne anche quest'anno la figura, la storia e il lavoro fatto è indispensabile per costruire un’Italia diversa, più ricca di cultura, di educazione anche empatica, di abnegazione e senso del dovere. Un’Italia migliore. L. Cecchi Grazie...
A proposito degli exstracomunitari! Lampedusa Scappen di sò paes vestii de strasc cent, mila, on esercit de disperaa òmen, dònn, tanti cont on fioeu in brasc perchè a cà soa hinn di perseguitaa voeuren scappà da la famm e da la guerra lassen tusscòss, genidor i cà e la terra. Resten in ball settiman, tanti, mes gh'hann de girà mezz mond per vegnì chì hinn di persònn giamò mal in arnes che di sò penn voeuren domà guarì traversen el desert, camminen a pee, ma de lor, nissun el voeur tornà indree. Tanti òmen vegnen persin piccaa frustaa, trattaa come tanti animai i dònn 'me al sòlit vegnen violentaa resten in silenzi per evità alter guai poeu gh'hann de fà l'ultim viagg sul mar in man a scafisti ch'hinn di macellar. Vegnen imbarcaa a fòrza su carrett in doe gh'hann de pagà tanti danee pòden nanca fiadà gh'hann de stà quiett perchè i a sbatten giò 'sti brutt faccendee gh'hann minga de mangià, gh'hann nò de bev, ma poeu tiren on sospir de solliev. A...
Riceviamo e volentieri pubblichiamo...
RispondiElimina*Magia o realta?*
Alberto Manzi è stato Socialista è stato per tutta la sua vita un simpatizzante, poi attivista e poi dirigente politico SOCIALISTA .
Disobbedire gli costò il posto. Era il 1981 quando il maestro Manzi si rifiutò di redigere le “schede di valutazione” per i ragazzi della sua classe. Perché non poteva bollare un ragazzo con un giudizio, dato che quel ragazzo cambia, si evolve nel tempo. E “marchiarlo” sarebbe stato un rischio per il suo futuro.
Lo cacciarono da scuola, per questo. Nonostante gli enormi meriti che aveva, primo tra tutti aver alfabetizzato centinaia di migliaia di persone con il suo “Non è mai troppo tardi”. Se ne fregarono e gli tolsero persino lo stipendio.
Lo scandalo fu però così grande che l’anno successivo dal Ministero gli chiesero di tornare e di convincersi ad adottare quelle schede. Lui, che aveva sempre avuto un gran senso dell’ironia, accettò e si fece fare un timbro ad hoc con cui bollava tutte le schede dei suoi ragazzi alla stessa maniera: “Fa quello che può, non fa che non può”.
Quando dal Ministero protestarono per quel timbro, lui rispose: “non c’è problema, posso scriverlo anche a penna”.
Alberto Manzi era questo. Intelligente, sensibile, arguto. Uomo straordinario, nel vero senso della parola.
Si spegneva oggi, il 4 dicembre, dopo una vita di lotta e di impegno. Ricordarne anche quest'anno la figura, la storia e il lavoro fatto è indispensabile per costruire un’Italia diversa, più ricca di cultura, di educazione anche empatica, di abnegazione e senso del dovere. Un’Italia migliore.
L. Cecchi
Grazie...